Nella s.p.a. il socio si liquida in forma mista

Secondo il Consiglio Notarile del Triveneto (massima n. H.G. 37), nella s.p.a. il socio che intende recedere può essere liquidato mediante una modalità mista che combina la cessione delle proprie azioni agli altri soci o a terzi con l’utilizzo di riserve disponibili, solo in alternativa si ricorre alla riduzione del capitale sociale per rimborsare la partecipazione del recedente.

Il tema della liquidazione del socio recedente è regolato dall’articolo 2437 quater c.c., secondo il quale il procedimento di liquidazione della partecipazione del socio si articola in ipotesi graduate in successione, prevedendo l’opzione di acquisto degli altri soci e la vendita a terzi della partecipazione posseduta, nonché l’utilizzo di riserve disponibili ed in extrema ratio la riduzione del capitale sociale o lo scioglimento della società e questo per la necessaria tutela dei creditori sociali dovendosi ricorrere al rimborso diretto della partecipazione soltanto in mancanza di riserve disponibili.

Ma cosa accade quando gli utili e le riserve disponibili sono insufficienti per l’acquisto di tutte le azioni del socio recedente?

Vengono proposte due soluzioni. La prima prevede l’utilizzo di tutti gli utili e riserve disponibili per l’acquisto della corrispondente parte delle azioni del recedente con la riduzione del capitale solo nella misura delle azioni non acquistate con gli utili e le riserve disponibili, solo successivamente si passa al rimborso dei recedenti con l’importo della riduzione. La previsione dall’articolo 2442 c.c., infatti, consentendo l’imputazione a capitale di utili e riserve disponibili, non sembra vietare il loro utilizzo (unitamente al capitale sociale) anche per il rimborso dei soci recedenti. Invece, la seconda consiste nella riduzione del capitale in misura corrispondente al valore delle azioni da rimborsare, ed il successivo rimborso dei recedenti con detto importo.