AGCOM: il 50% dei siti oggetto di ordini di disabilitazione sfruttano i servizi di anonimato in rete

Avv. Alessandro La Rosa

Il 5 luglio scorso, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (“AGCOM”) ha presentato al Parlamento la Relazione annuale 2016 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, illustrando dati e rendiconti sull’attività svolta tra il mese di maggio 2015 ed aprile 2016, anche in relazione alla promozione della cultura e tutela del diritto d’autore online.

Dalla Relazione è emerso che “a due anni dall’entrata in vigore del Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sono pervenute 493 istanze valide (209 nel periodo aprile 2014 – aprile 2015 e 284 nel periodo maggio 2015 – aprile 2016, con un incremento di circa il 36%), pari, in media, a circa 21 istanze mensili”.

Gli adeguamenti spontanei da parte degli operatori coinvolti sono stati 123 (pari al 37% del totale dei procedimenti avviati), mentre gli ordini di disabilitazione dell’accesso sono stati 167 (pari al 50% del totale dei procedimenti avviati), mediante blocco del Domain Name System (DNS), rivolto ai prestatori di servizi di mere conduit operanti sul territorio italiano.

In merito ai siti oggetto di ordine di blocco del DNS, l’AGCOM ha chiarito che i detti siti ospitano “principalmente film, serie tv e musica (italiana e straniera): a questi procedimenti é stato attribuito un carattere di urgenza tenuto conto dell’estensione della violazione –che coinvolge migliaia di opere– e dalla necessità di arginare in tempi rapidi il danno economico della pirateria su opere diffuse di recente sui mercati di riferimento. A queste si aggiungono le partite di calcio del Campionato di serie A e di altre competizioni calcistiche, che hanno interessato il 14% circa degli ordini di disabilitazione dell’Autorità”.

AGCOM, infine, ha dato espressamente atto del fatto che “la natura stessa delle opere oggetto di violazione, trattate con riti abbreviati, palesa un tipo di violazione che non riguarda la libertà di espressione o l’errore accidentale di qualche singolo utente: sono tutti casi in cui da parte dei trasgressori vi e una chiara intenzione di speculazione per motivi meramente economici, avvalendosi anche, nel 46,5% dei casi di disabilitazione dell’accesso, di società specializzate nella fornitura di servizi di anonimato in rete e di sistemi di mascheramento dei dati dell’utente”.