Diritti connessi degli editori?

Avv. Alessandro La Rosa

 

E’ in scadenza il prossimo 15 giugno la delicata Consultazione pubblica della Commissione europea “on the role of publishers in the copyright value chain “ (“Consultazione”), che consentirà di chiarire una volta per tutte, il ruolo degli editori di giornali, riviste, libri e riviste scientifiche nella catena di valore del diritto d’autore. In particolare, all’esito della Consultazione si tratterà di verificare se sia opportuno concedere anche agli editori la titolarità dei diritti connessi.

Tale iniziativa va inquadrata nell’ambito del più complesso lavoro di revisione del quadro normativo europeo relativo al diritto d’autore, avviato il 9 dicembre 2015, mediante il quale la Commissione, nell’ottica di una modernizzazione di tali diritti, mira a realizzare un mercato più efficiente “e soprattutto con più tutele- per i titolari dei diritti autorali e connessi e per lo sfruttamento digitale delle loro opere.

Attualmente in gran parte dei Paesi europei, fatta eccezione per Spagna e Germania, gli editori non beneficiano dei diritti connessi, accordati invece agli artisti, interpreti ed esecutori per le loro performance ed ai produttori, per il loro impegno organizzativo e finanziario.

Negli ultimi anni gli editori (anche italiani) hanno chiesto l’adozione di misure volte a tutelare in modo più efficace i loro diritti di utilizzazione economica contro quei soggetti che utilizzano in rete i loro contenuti editoriali senza le necessarie autorizzazioni: la criticità registrata coinvolge principalmente i c.d. aggregatori di contenuti, impegnati in un sistematico “saccheggio” di articoli di stampa e di opere letterarie.

L’introduzione di tali “correttivi” consentirebbe quindi agli editori di poter monetizzare l’uso di contenuti da parte dei principali player della rete e, allo stesso tempo, l’imposizione di un obbligo negoziale, anche a fronte dell’utilizzo dei contenuti editoriali “minori”, avrebbe l’effetto di disincentivare le violazioni in ambito digitale.

Sebbene permanga qualche perplessità in merito alle modalità attuative del diritto connesso in questione ed al rischio di uno squilibrio nei rapporti tra autori ed editori, “ancillary for publishers” sembrerebbe essere la necessaria strada da seguire per limitare gli utilizzi illeciti delle opere letterarie nel mercato digitale.