“Internet e reputazione aziendale”

Internet e reputazione aziendale” a cura di Stefano Previti, UTET, 2016. (Indice)

È una constatazione banale che la reputazione costituisca un bene fondamentale di qualsiasi azienda. Molto meno ovvio, invece, è capire quali siano i metodi più efficaci per tutelare la reputazione, soprattutto quando si tratta dello sconfinato mondo della rete. Qui, infatti, le aziende controllano o indirizzano molto poco di ciò che viene pubblicato su di loro, certamente molto di meno di quanto accada nella comunicazione tradizionale, filtrata dal ruolo professionale dei giornalisti e non aperta all’intervento della generalità del pubblico.

Questa opera parte dunque dalla constatazione della necessità di coordinare più attori nell’attività di gestione della reputazione aziendale online e, con l’obiettivo ambizioso di fornire una visione d’insieme, è stata concepita con l’intervento di tutti i soggetti ritenuti centrali nel percorso circolare sopra descritto. In particolare, il libro contiene una sezione destinata alla visione di managers e avvocati interni di importantissime aziende di dimensione internazionale, operanti su settori di attività diversi e ciascuno con le proprie esperienze e peculiarità anche in ambito reputazionale; una sezione strettamente legale, che analizza normativa e giurisprudenza di riferimento in materia di atti illeciti della reputazione commessi a mezzo di internet, non ché le più efficaci azioni di contrasto di tali fenomeni in ambito civile e penale; una sezione di analisi economica mirata a fornire elementi idonei a misurare e documentare il reale impatto di atti lesivi della reputazione sul patrimonio delle aziende; una sezione tecnica, descrittiva dello stato dell’arte delle metodologie di monitoraggio della rete e dei suoi fenomeni più rilevanti per la reputazione delle aziende. Il tutto, almeno nelle intenzioni, con un approccio concreto e frutto di esperienze professionali vissute, perché il volume possa essere d’aiuto a chi, nelle aziende, si trovi oggi a gestire il bene primario della reputazione.

Il volume è stato presentato il 9 ottobre a Palazzo Franchetti, in occasione dell’Internet Festival di Pisa, da Vittorio Cino e Stefano Previti.

 

 

 

Limiti di ricorribilità al Collegio di Garanzia Coni

Avv. Andrea Bernasconi

 

Tesserati e affiliati di tutte le Federazioni Sportive Nazionali potrebbero tornare ad avere incondizionato accesso alle stanze del Collegio di Garanzia del Coni al fine di tutelare i propri diritti in punto di legittimità e dopo aver esperito i primi due gradi Federali di merito.

La riforma della Giustizia Sportiva entrata in vigore nella tarda primavera del 2014 aveva infatti sancito limiti alla possibilità di ricorrere al Collegio di Garanzia, giudice di legittimità, contro decisioni che comportassero l’irrogazione di sanzioni tecnico-sportive di durata inferiore a novanta giorni o pecuniarie fino a 10.000 euro.

A distanza di 2 anni si registra una importante decisione della sezione IV del Collegio di Garanzia CONI che rimette alle proprie Sezioni Unite il quesito sulla effettiva operatività di tali limiti.

Nel caso di specie, noncurante di tali preclusioni, la Procura Generale del CONI aveva impugnato, avanti al Collegio, un provvedimento decisorio di assoluzione degli incolpati emesso da una corte Federale. Le parti incolpate hanno quindi eccepito l’inammissibilità dell’impugnazione esperita dalla Procura Generale proprio in forza del fatto che l’assoluzione sarebbe decisione al di sotto dei suddetti limiti e, pertanto, non conoscibile dal Giudice di legittimità.

Nello spogliarsi della questione a favore delle Sezioni Unite la Sezione IV da una parte richiama una loro precedente sentenza in base alla quale la ratio complessiva della riforma che ha istituito il Collegio di Garanzia dello Sport è di evitare che l’organo di legittimità della giustizia sportiva si occupi di controversie c.d. “bagatellariâ”, cioè di lieve entità. Dall’altra parte ritiene, tuttavia, che tale decisione non chiarisca esattamente cosa accada laddove, seppur in presenza di assoluzione, la questione sia di particolare importanza per l’Ordinamento Sportivo come nel caso di contestazione di illeciti.

E’ attesa, quindi, a breve la decisione che potrebbe incidere in modo determinante e concreto su decine di ricorsi oggi pendenti avanti alle Corti Federali e sulle posizioni di tesserati ed affiliati coinvolti che potrebbero avere libero accesso alla giustizia di legittimità.

Rimborso dei titoli argentini

Gli investitori che abbiano conferito a TFA (“Associazione per la Tutela degli Investitori in Titoli Argentini”) il mandato a recuperare le somme investite in titoli argentini prima del default, potranno recuperare il 150% del valore nominale delle obbligazioni per cui è stato conferito il mandato (al lordo della tassazione ancora da definire).

Questo il contenuto dell’accordo concluso il 21 Aprile 2016 tra il Ministero del Tesoro e della Finanza Pubblica della Repubblica Argentina e TFA. Per procedere al recupero delle somme gli investitori dovranno prendere contatti con l’istituto bancario attraverso cui era stato conferito il mandato a TFA.

Non potranno chiedere il rimborso gli Obbligazionisti che abbiano: (i) rinunciato all’Arbitrato; (ii) revocato il Mandato alla TFA; (iii) revocato la Procura a White & Case, che ha assistito TFA nell’Arbitrato; (iv) perso la titolarità delle Obbligazioni o modificato l’intestazione delle stesse; (v) intrapreso azioni legali in conflitto con gli interessi perseguiti dalla TFA (e, pertanto, TFA abbia rinunciato al Mandato da essi conferito); (vi) venduto, anche solo parzialmente, uno dei titoli oggetto del mandato.

 

Questionario assicurativo incompleto

Non è in malafede l’assicurato che tace la propria malattia, quando il questionario dell’assicuratore è generico e incompleto.

In ossequio ai principi di correttezza e buona fede precontrattuale, l’assicuratore è tenuto a predisporre un questionario in cui siano dettagliatamente indicate le circostanze che l’assicuratore intende conoscere al fine di valutare le condizioni e l’opportunità della sottoscrizione della polizza.

L’esigenza di uno specifico questionario è dettata dal fatto che non si può fare del tutto affidamento sulla capacità dell’assicurato, quale quisque de populo, di individuare pienamente e con cognizione, nella fase delle dichiarazioni precontrattuali, quali siano le circostanze rilevanti e quali invece non siano da considerare tali in relazione alla probabilità del verificarsi del sinistro.

Lo stabilisce il Tribunale di Caltanissetta con la sentenza 155/2016 del 21.3.2016.

Clausola claims made

Avv. Daniele Franzini

 

Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile non è vessatoria la clausola (cosiddetta claims made mista o impura) che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che sia il fatto illecito sia la richiesta risarcitoria intervengano nel periodo di efficacia del contratto, determinando uno spostamento dell’alea contrattuale del rischio dal danno alla denuncia dello stesso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 9140 del 6.5.2016.

Risolvendo l’annoso contrasto in merito all’ammissibilità delle clausole claims made, la Suprema Corte ha chiarito che tale clausola non introduce una limitazione della responsabilità in favore dell’assicuratore, ma stabilisce solamente quali sinistri possano o meno essere indennizzati.

Il nocciolo della controversia giurisprudenziale era infatti centrato sulla validità delle clausole in ordine al loro discostamento rispetto alla previsione codicistica dell’art. 1917 c.c., primo comma, che dispone che l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato in conseguenza di un “fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione”.

La Corte di Cassazione ha affermato la validità delle clausole claims made, considerando le stesse non rientranti nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917 c.c., ma in quella di contratto atipico generalmente lecito e diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 c.c..

Tale collegamento giurisprudenziale consente di superare l’ostacolo dell’inderogabilità del primo comma dell’art. 1917 c.c. a norma dell’art 1932 c.c. (che prevede la possibilità di derogare solo il secondo e terzo comma dello stesso articolo, se la deroga è in senso favorevole all’assicurato).

Nel dettaglio, la pronuncia in commento spiega come la richiamata tesi dell’intangibilità del modello codicistico sul piano strettamente dogmatico “si scontra contro il chiaro dato testuale costituito dall’art. 1932 c.c., che tra le norme inderogabili non menziona il primo comma dell’art. 1917 c.c.. Il che in via di principio consente alle parti di modulare, nella maniera ritenuta più acconcia, l’obbligo del garante di tenere indenne il garantito di quanto questi, di conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare un terzo”; “si tratta piuttosto”prosegue la Corte di stabilire “quale sia il limite oltre il quale la manipolazione dello schema tipico sia in concreto idonea ad avvelenarne la causa”.

La pronuncia prosegue quindi chiarendo che la clausola claims made – nella misura in cui mira a circoscrivere la copertura assicurativa in dipendenza di un fattore temporale aggiuntivo rispetto al dato costituito dall’epoca in cui è stata realizzata la condotta lesiva – rientra a pieno titolo nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, entro i quali, a norma dell’art. 1905 c.c., l’assicuratore è tenuto a risarcire il danno sofferto dall’assicurato.

Pertanto, conclude la Suprema Corte, il patto claims made non è considerato vessatorio in quanto, mirando ad individuare i sinistri indennizzabili, non restringe le responsabilità previste dall’art. 1917 c.c. ma ne delimita solo, rispetto alla previsione codicistica, l’oggetto.

Tali clausole possono, invece, essere dichiarate nulle “ ai sensi dell’art. 36 del D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – qualora il giudice accerti l’esistenza di un’asimmetria delle parti tale che il contraente non predisponente, ancorché qualificabile come “professionista”, è in realtà privo delle informazioni relative ai complessi meccanismi giuridici che governano il sistema della responsabilità civile.

Ordinanza di assegnazione e precetto

Nel caso in cui il creditore procedente notifichi l’ordinanza di assegnazione al terzo in forma esecutiva contestualmente all’atto di precetto, senza però averlo preventivamente informato, può configurarsi un abuso dello strumento esecutivo, e le spese sostenute per il precetto restano a carico del creditore procedente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9390/2016, secondo cui, se l’ordinanza di assegnazione pronunciata ai sensi dell’art. 553 c.p.c. viene notificata al terzo in forma esecutiva contestualmente all’atto di precetto, senza che gli sia stata preventivamente comunicata né altrimenti resa nota, le spese sostenute per il precetto restano a carico del creditore procedente. E tale vizio può essere fatto valere mediante opposizione all’esecuzione.

 

Prescrizione delle cartelle esattoriali

Si prescrivono in cinque anni le cartelle esattoriali notificate e non opposte per crediti Inps e Inail, per quanto già notificate al contribuente e non opposte.

Possibile? Sì, perché nel frattempo il diritto degli enti previdenziali si è prescritto laddove risulta decorso il termine quinquennale: la cartella, infatti, viene formata in modo unilaterale dall’istituto pubblico e quindi non può essere assimilata a un titolo giudiziale, ciò che allungherebbe a dieci anni i tempi per il recupero delle somme.

Risulta dunque escluso che si possa applicare l’articolo 2953 c.c., in base al quale i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni si prescrivono invece nel più lungo termine decennale quando nelle more è intervenuta in materia una sentenza di condanna passata in giudicato.

Lo precisa la sentenza n. 39/2016 del 5.5.2016, pubblicata dalla sezione lavoro del Tribunale di Trento.

 

La banca può vendere l’immobile del debitore

Avv. Daniele Franzini

 

Importanti novità nel campo delle garanzie a supporto della concessione di credito alle imprese da parte delle banche.

Il D.L. 3 maggio 2016 n. 59 (pubblicato in pari data sulla Gazzetta Ufficiale n. 102) introduce una specifica versione del cosiddetto patto marciano con il fine di stimolare l’erogazione di finanziamenti in ragione della maggior protezione del creditore, che da queste misure deriva, in caso di inadempimento del debitore.

Prima del D.L. 59/2016, si definiva patto marciano qualsiasi contratto con cui si disponesse che, in caso di inadempimento del debitore, il creditore acquisisse la proprietà di un dato bene di proprietà del debitore, con l’obbligo però del creditore di versare al debitore la differenza tra l’importo del proprio credito e il valore del bene oggetto di garanzia.

Il D.L. 59/2016 disciplina ora il patto marciano tra banca finanziatrice e l’impresa finanziata avente a oggetto il trasferimento alla banca di un bene immobile (di proprietà dell’impresa debitrice o di un terzo) sotto la condizione sospensiva dell’inadempimento del mutuatario.

In sostanza, se l’impresa è inadempiente, l’immobile è trasferito alla banca, la quale – senza dover promuovere, come capita nel caso di inadempimento di un credito ipotecario, una procedura esecutiva giudiziale “ può venderlo direttamente al fine di compensare, con il ricavato dalla vendita, il proprio credito.

L’immobile oggetto di garanzia può essere di qualsiasi natura (terreno, fabbricato strumentale, fabbricato abitativo), ma non può trattarsi dell’abitazione principale del datore di ipoteca, del suo coniuge o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.

In altri termini, a seguito della sottoscrizione del patto marciano, il bene oggetto di garanzia rimane di proprietà dell’impresa finanziata, ma ne viene previsto il passaggio di proprietà alla banca se l’impresa non rimborsi il finanziamento.

Con la trascrizione nei Registri immobiliari del trasferimento sotto condizione sospensiva, si impedisce la pubblicazione sul bene di altre formalità pregiudizievoli per la banca mutuante (ad esempio, la trascrizione del patto marciano rende infruttuosa la trascrizione successiva di un pignoramento o di una domanda giudiziale e l’iscrizione di ipoteche), in quanto, se la condizione di inadempimento si verifica, il passaggio di proprietà alla banca del bene oggetto di garanzia deve intendersi avvenuto nel momento stesso in cui il patto marciano venne originariamente trascritto, e ciò per effetto del tipico meccanismo retroattivo connesso alla verificazione della condizione sospensiva.

Dal punto di vista procedurale, verificatosi l’inadempimento, la banca creditrice deve notificare al mutuatario una dichiarazione di volersi avvalere degli effetti del patto di trasferimento della proprietà.

Decorsi 60 giorni ed in caso di reiterato inadempimento, la banca chiede al presidente del Tribunale la nomina di un perito per stimare l’immobile con relazione giurata e comunicarne il valore agli interessati. In questo momento, si verifica il passaggio di proprietà del bene dal datore di ipoteca alla banca, se il valore è inferiore al debito; se è invece superiore, il passaggio di proprietà si ha nel momento in cui la banca paga al debitore la differenza tra il valore peritato e l’importo del debito.

E’ la legge stessa a definire quando si ha la situazione di “inadempimento”, vale a dire:

  • nel caso di ammortamento a rate mensili, quando si abbia un mancato pagamento protratto per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate (anche non consecutive)
  • nel caso di ammortamento a rate di durata superiore a quella mensile, quanto si abbia il mancato pagamento anche di una sola rata
  • nel caso di obbligo di restituzione non rateale (il finanziamento da restituire in unica soluzione a una data scadenza), qualora si abbia un ritardo di oltre sei mesi rispetto alla data in cui il rimborso sarebbe dovuto avvenire.

La nuova norma non riguarda solo i contratti di mutuo che verranno stipulati d’ora innanzi, ma anche quelli in corso, per i quali questa nuova modalità di garanzia venga esplicitamente pattuita per atto notarile. Qualora, in quest’ultimo caso, siano oggetto di trasferimento sospensivamente condizionato immobili già gravati (come è normale, nella maggior parte dei casi) da ipoteca, la nuova legge stabilisce che il patto di trasferimento sospensivamente condizionato prevale sulle formalità trascritte o iscritte nei Registri immobiliari successivamente alla iscrizione dell’originaria ipoteca; come se fosse stato trascritto in coincidenza con l’originaria ipoteca e andasse, di fatto, a sostituirla.

PMI Innovative: Fondo di Garanzia più accessibile

Accesso semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI innovative. Lo regolamenta il decreto interministeriale Sviluppo Economico- Economia e Finanze del 23 marzo 2016, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”n.114 il 17 maggio scorso. Il Dl n. 3/2015 ha esteso gran parte delle agevolazioni riservate alle start-up innovative a tutte le PMI innovative. La procedura di accesso al Fondo di Garanzia viene, di fatto, molto facilitata: in sostanza, le PMI potranno accedere alle agevolazioni senza necessità che l’istruttoria sul merito creditizio sia condotta dal gestore del Fondo. Il compito è, infatti, delegato alla stessa banca che eroga il finanziamento (garantito fino all’80% dal Fondo) o al Confidi adito. Alla procedura semplificata, da oggi, possono accedere le PMI innovative che rientrano nella Fascia 1 o nella Fascia 2 di valutazione e sempre che il soggetto finanziatore, in relazione all’importo dell’operazione finanziaria, non acquisisca alcuna garanzia, reale, assicurativa o bancaria, ad eccezione delle garanzie personali o concesse dai Confidi e dagli altri fondi di garanzia. L’importo massimo complessivamente oggetto di garanzia per ogni PMI innovativa è pari a 2,5 milioni di euro, da utilizzare eventualmente attraverso più operazioni.

Cina – sicurezza alimentare: nuove norme di rilievo per le aziende Italiane

In data 11 maggio 2016, lo State Council della Repubblica Popolare Cinese ha approvato un piano per implementare la vigilanza sulla sicurezza dei prodotti alimentari e agro alimentari in commercio, migliorandone tracciamento e gestione dalle fasi di produzione a quelle di vendita, intensificando la vigilanza sui prodotti importati dall’estero.

L’implementazione del sistema di vigilanza dovrebbe portare alla costruzione di apposite aree per lo stoccaggio e la conservazione a freddo dei prodotti importati, al meticoloso controllo della loro provenienza ed alla creazione di piattaforme virtuali destinate alla gestione dei big data in ambito alimentare.

Resta da verificare nei prossimi mesi come tali principi saranno tramutati in nomre operative e quale impatto potranno avere sulle esportazioni agroalimentari delle aziende italiane, che, nel solo 2015, hanno superato abbondantemente i 400 milioni di Euro di fatturato generato.