Diritto all’oblio: il “tribunale” di Google respinge oltre la metà delle richieste

Sono trascorsi quasi due anni dalla nota sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 maggio 2014 (nella causa C-131/12, Google Spain contro AEPD e Mario Costeja Gonzà¡lez) che ha riconosciuto legittimo l’esercizio del diritto all’oblio nei confronti dei motori di ricerca ed una recentissima inchiesta del New York Times rivela che la società californiana ha accolto solo la metà delle richieste di cancellazione dei contenuti pervenute (circa 418 mila richieste). Esaminando circa 572 richieste al giorno, Google sta svolgendo “di fatto- il ruolo di tribunale, trovandosi ad interpretare contemporaneamente sia il ruolo di giudice che di parte.

Delle oltre 200 mila richieste di cancellazione rigettate, solo l’1% sono state impugnate dai cittadini europei innanzi le competenti autorità nazionali: dunque i gestori dei motori di ricerca, di fatto, sono stati investiti del potere/dovere di decidere autonomamente quando le richieste sono legittime e quando non lo sono.