Pirateria digitale: i provider devono collaborare

Avv. Alessandro La Rosa

È attesa nella prima metà di quest’anno la prima udienza del giudizio d’appello che è stato proposto nei confronti di una delle più interessanti pronunce emesse nel 2015 in tema di violazione dei diritti autorali in ambito digitale.

Si tratta del provvedimento con cui l’autorità giudiziaria irlandese (la “Irish Commercial Court”) ha imposto ad una delle principali compagnie di telecomunicazione operanti nel paese di adottare una procedura strutturata, idonea a tutelare in modo efficace i diritti esclusivi di noti operatori del mercato musicale internazionale (Sony, Universal e Warner) contro il download non autorizzato di brani musicali.

Il giudizio è iniziato nel gennaio del 2014 quando Sony, Universal e Warner hanno chiesto un provvedimento che imponesse alla compagnia di telecomunicazione irlandese UPC Communications Limited (“UPC”, oggi Virgin Media) di individuare, sulla base degli indirizzi IP forniti di volta in volta dalle società interessate, i clienti responsabili di download illeciti, diffidarli dal non ripetere ulteriormente tale condotta e, successivamente all’invio di un determinato numero di diffide, in caso di reiterazione dell’illecito, cessare la fornitura del servizio di accesso alla rete risolvendo il rapporto contrattuale in corso.

UPC aveva richiesto il rigetto di tale domanda asserendo che per individuare -a partire dalla mera indicazione dell’indirizzo IP- l’autore dei download illeciti sarebbe stato necessario implementare un sofisticato sistema informatico e l’invio delle diffide ai propri clienti avrebbe comportato costi ingenti.

Pronunciandosi su tali contrapposte posizioni, il giudice irlandese ha emesso un’ingiunzione con cui ha imposto a UPC di provvedere all’implementazione del software necessario ad individuare gli autori dei download illeciti. I costi relativi a tale incombente –stimati in un importo compreso fra € 800.000,00 ed € 940.000,00- sono stati posti per l’80% a carico della compagnia di telecomunicazione e per il 20% a carico delle etichette discografiche.

Nel giungere a tali conclusioni la Corte irlandese ha osservato che le direttive che disciplinano, in sede comunitaria, il ruolo degli intermediari del web consentono l’emissione di ingiunzioni nei confronti degli internet service provider anche nelle ipotesi in cui tale genere di provvedimenti comporti dei costi notevoli a carico di questi ultimi. Le limitazioni di responsabilità previste dalla normativa comunitaria non comportano infatti anche l’esonero dai costi che possono scaturire dall’emissione delle ingiunzioni dell’autorità giudiziaria.

Anche i giudici di Italia, Germania e Spagna individuano nei fornitori di accesso ad internet i soggetti più idonei –in determinate circostanze- ad impedire le violazioni dei diritti d’autore nel web. A distanza di poco più di un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia sul noto caso Telekabel (sentenza del 27 marzo 2014, causa C-314/12 UPC Telekabel Wien GmbH c. Constantin Film), possono segnalarsi una serie di provvedimenti dei Tribunali degli Stati membri in perfetta coerenza con la decisione del giudice europeo (http://owlitalia.com/lorientamento-delle-corti-nazionali-dopo-la-sentenza-della-corte-di-giustizia-sul-caso-telekabel).